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Antonella Boralevi, Con gli occhi delle donne

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Secondo me, bisognerebbe poter andare in aeroporto come si va al cinema. Sedersi lč; e guardare.
Anche le stazioni vanno bene, per guardare la vita degli altri, ma sono talmente piene di gente e talmente sporche e talmente confuse; invece l'aeroporto ń piá asettico, piá organizzato. Oh, non tutti gli aeroporti e non tutti i gabinetti: ma questo ń un altro discorso.
Allora, mettiamo che si possa andare in aeroporto come al cinema. E sedersi. E guardare.
Si vedrebbe una signora anziana, con una valigia di Vuitton molto pesante, caricata su un carrello ancora piá pesante, che cammina tranquilla e arriva tranquillissima all'uscita e poi si guarda intorno e si guarda di nuovo intorno, e poi gira la testa di qua e di lő e poi diventa disperata; e si capisce che chi doveva esserci, non c'ń. Si vedrebbe una coppia, lui molto giovane, lei meno, ma vestita da ragazzina, con le Dockstep e la maglietta con l'ombelico nudo; e lei lo stringe e lo abbraccia e stanno partendo per chisső dove, ma chisső se staranno insieme quando torneranno: lui ha come un moto di insofferenza, quando lei lo stringe troppo. Si vedrebbe una ragazza con i tacchi molto alti e il passo molto incerto, che sorride troppo a qualcuno appena conosciuto, che intanto raddrizza le spalle e dice che potrebbero prendere lo stesso taxi; e chisső se lo prenderanno. Si vedrebbe un ragazzino con il blazer blu e il sorriso chiaro, che va a Londra al suo camp di inglese, per otto settimane; e saluta la mamma da lontano e fa finta di essere grande, ma poi ha una lacrima, piccola, dentro gli occhi: cosč piccola che non si vede.


 
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Dal Canale Viaggi la guida ai siti degli aeroporti del mondo.

 




 

   
 


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