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fonte: Chad Baker
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Ti sei svegliata, stamattina, e avevi in testa una specie di musichetta allegra, non volevi ascoltarla troppo perché c'è una parte di te che ha paura delle cose felici, ti pare che, a pensarle, si spaventino, quasi, e scappino via. Ma poi l'hai pensato lo stesso: lui arriva, stasera.
Torna da dove era andato, oppure viene da lontano: viene da te.
Non è che la giornata ti aiuti, hai talmente tante cose da fare e grane da smaltire e pasticci e fretta e ingombri; però, per tutto il giorno, il pensiero che non vuoi pensare ti fa compagnia e ogni tanto ti viene da sorridere, senza che quel sorriso c'entri niente con quello che ti capita. E ti accorgi, anche, che quel sorriso incongruo, quel sorriso che non avresti avuto, se lui non venisse, stasera, ti semplifica tutto, rende gli altri disponibili, ti spiana davanti una strada che risulta facilissima anche se sembrava impossibile.
E poi, la sera, sei a casa e aspetti. E aspetti per un po' senza agitarti, perché non ti vuoi agitare. E cinque minuti durano un'ora e poi un'ora è passata davvero e tu lo sai, che lui non arriverà; ma ancora aspetti. Poi ceni da sola, dopo. Quando lui ha telefonato e ha detto che non ce la fa, che gli dispiace, "Ma tu capisci, vero?" e tu hai detto "sì" anche se volevi dire "no" e, quando hai riattaccato, sembravi la perfetta compagna solidale e serena e comprensiva e affidabile; e dopo, subito, ti è venuto da piangere, ma non hai pianto, lo sai che è stupido, piangere per una cosa così, lui aveva da fare, punto. E poi hai guardato la televisione e non capivi bene che cosa fosse, un film, un quiz, confusione, parole; sonnifero. E poi sei andata a letto e il sorriso che ti aveva accompagnato per tutta la giornata era rimasto chiuso dentro il telefono, dentro le sue parole di scusa, prigioniero nel suo: "Tu capisci, vero?". E per riprendertelo gli devi dire: "No", gli devi dire: "Mi manchi", gli devi dire: "Muoio dalla voglia di vederti". Ma lo sai che non si può dire.
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