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fonte: Frank Herholdt
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Sta lè, seduto, davanti al suo bicchiere. Ha le mani sul tavolo, la schiena ben appoggiata alla sedia; lontano, il piá possibile lontano da te. Dice che sei una donna meravigliosa, che sei troppo meravigliosa, per lui; dice che, in un altro momento, sarebbe potuto essere bellissimo; dice che non se la sente, di prendere impegni; dice che non ñ in grado di rispondere alle tue esigenze, di riempire i vuoti che tu gli chiedi di riempire. E tu muori subito, lè, secca, davanti al tuo bicchiere mai toccato. E ti viene solo in testa l'idea che non bisogna piangere, assolutamente; e allora guardi da un'altra parte e dici: "Sè, benissimo, va bene, d'accordo". Un eccesso di assenso che corrisponde alla furia con cui vorresti urlare: "No".
E poi lui se ne va.
Ecco, vedi, sembra che tutto sia perso; ma non ñ cosè. Nessuno vuole sentirsi legato, sentire sulle spalle il peso delle aspettative di un altro: a meno che non sia innamorato, profondamente, assolutamente; e all'inizio del suo innamoramento. Un uomo che ti lascia, spesso ti lascia perchÌ si sente pressato, messo in angolo dalle tue richieste; non ti lascia perchÌ non gli piaci, non ti lascia perchÌ pensa che tu non sia una donna adatta a lui. Ti lascia perchÌ tu lo assilli, senza saperlo, senza volerlo fare. Allora lascialo andare. Ma poi cercalo di nuovo: dopo un lasso ragionevole di tempo, abbastanza lungo perchÌ si chieda che fine hai fatto e abbastanza breve perchÌ non ti dimentichi. Parlagli da amica, senza fare richieste. Dopo una settimana, chiama di nuovo. Alla terza settimana, comincerõ a chiedersi quando lo richiamerai. E potrai ricominciare: senza assillarlo, questa volta.
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