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Antonella Boralevi, Con gli occhi delle donne

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Destinatario sconosciuto
 

fonte:
rcslibri.it
Dieci lettere. E una premonizione sorprendente. Era il 1938 e, certo, Hitler era già Hitler, ma ancora era difficile capire quello che poi sarebbe successo; eppure lo capì una signora tedesca, che stava lontano, in America; ma conosceva il cuore dei tedeschi e sapeva riconoscere le belve, anche da lontano. Anche prima che loro stesse sapessero di esserlo.
Nella fotografia della quarta di copertina, la signora tedesco-americana sembra una tranquilla borghese dei sobborghi di qualche quieta cittadina del Maine, o dell'Ohio, o del Wisconsin; ha lunghi capelli ondulati con il ferro, in casa, e occhi duri e diritti, la bocca ferma in una espressione di sfida. E che sfida, signora Kressmann Taylor. Scrivere dell'Olocausto prima che accada. Annusare l'aria greve di Bergen-Belsen, l'aria tragica dei forni che bruciavano ebrei a ritmo continuato prima che i carnefici li accendessero.
Dieci lettere sono un breve racconto. Pubblicato e poi ripubblicato e poi ritrovato dopo sessant'anni in Francia e diventato, di nuovo, un best-seller: "Destinatario sconosciuto" di Kressmann Taylor. Una signora che non è una scrittrice e che ha scritto un libro che si incide nell'anima.
Due amici, soci: uno ebreo americano e l'altro tedesco. Ricchi. Uno resta in America, l'altro va a vivere in un castello nella Germania del Führer. E, tra loro, c'è una ragazza: la sorella dell'ebreo che è stata l'amore segreto dell'amico. Una ragazza fiera, coraggiosa, attrice. Che lascia Vienna e va a recitare a Berlino anche se le camicie nere, a Berlino, già cominciano a dare noia agli ebrei. Una ragazza che, quando, mentre recita, dalla platea la insultano chiamandola "ebrea", con fierezza rivendica il suo esserlo; e firma la sua condanna a morte. La sbraneranno i cani delle S.A., nel parco del castello del suo antico amore, che le dice di non poterle offrire riparo "perché è troppo pericoloso". Si chiama Griselle. E allora, sarà giusta la pena per quella colpa? E chi è giusto che giudichi della giustizia?
Trascrivo poche righe, che mi fanno rabbrividire, da pagina 30: "E' appena tornato il figlio di Aron Sielbermann da Berlino e, a quanto sento, l'ha scampata per un pelo. Ha raccontato di aver visto cose poco piacevoli: gente frustata, forzata a bere olio di ricino e morta dopo lenta agonia con le viscere esplose. Forse queste cose sono vere e forse, come hai detto tu, sono anche la schiuma crudele che galleggia sulla superficie della rivoluzione. Ahimè, per noi ebrei è una storia triste, che conosciamo bene perché si è ripetuta per secoli ed è quasi incredibile che qualcuno debba subire l'antico martirio oggi, in una nazione civile".
Katherine Kressmann Taylor, "Destinatario sconosciuto"

Da RCS alcune note biografiche sull'autrice e il libro.

Olocausto: per non dimenticare

Dal Canale Società di Virgilio cosa bisogna sapere sull'eccidio della Seconda guerra mondiale.
 


   
 
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