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Pablo Ricasso
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Non è molto facile, entrare in un museo. Quando siamo in viaggio,
certo, sì, lo facciamo, ma a casa? A casa, no. I musei sotto casa
sono irraggiungibili, proprio perché sono sempre lì e, siccome
c'è sempre tempo per andarci, non ci si va mai.
Tutte le città hanno un museo, e in ogni posto anche piccolissimo
di questo incredibile paese dove ci è capitato di vivere, c'è
almeno una chiesa con dentro una meraviglia.
Allora, esci. Lascia a metà tutto quello che stai facendo, tanto
se non fai così, non lo farai mai. E vai a cercare il tuo quadro.
Anzi, lascia che il tuo quadro trovi te. Se ci sono molte sale, attraversale
camminando piano, con la testa aperta e gli occhi attenti e, di certo,
il tuo quadro ti chiamerà. Mettiti lì, davanti. E lascia
che il tuo quadro ti parli, ti racconti, lascia che i colori ti vibrino
addosso come tante piccole scariche elettriche, che un viso o un paesaggio
o una luce si riverberino in te, ti aprano sentieri che non conoscevi,
e poi ti si allarghino dentro, come i cerchi dei sassi che si tirano, da
bambini, nell'acqua calma, perché si muova.
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