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Nuda di luglio, nella penombra azzurra del televisore acceso. Finestre spalancate. Lui non c'è. Se ci fosse, essere nuda sarebbe per lui, ma lui non c'è. Sei nuda per te.
Sei nuda per la tua pelle, per quel colore che ha la tua pelle, adesso che hai preso il sole. Sei nuda per le ginocchia, per le gambe che hai spalmato di crema, perché l'abbronzatura che hai preso domenica, al mare, duri fino al prossimo sabato. Sei nuda perché ti guardi. Oh, certo, la penombra è indispensabile, perché il tuo corpo non ti piace abbastanza per metterlo sotto la luce: ma intanto sei nuda.
Il caldo ti autorizza e anche ti stordisce, è come una ubriacatura leggera. E ti succede di vederti bella.
Non vedi i cuscinetti, la cellulite, le braccia troppo grosse, la pancia che sporge. Vedi la bellezza. E ti colpisce come se fosse di un'altra.
Ti colpisce la linea delle gambe, la tessitura dei muscoli sul ventre, il polso esile o saldo, la linea del gomito, la piega dell'avambraccio. Ti scopri e ti ritrovi ed è come se un pittore ti avesse dipinto un ritratto - te nuda, di notte, nuda e sola - ed è un ritratto di una te stessa che non conoscevi, morbida e dura e dolce e fiera. Strana.
Come è strano stare nuda, di notte, di luglio. In casa, da sola. Nuda per sé.
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