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fonte: Van Gogh
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La notte separa le cose dalla loro essenza, come un bisturi che non si vede.
Ritaglia i contorni delle cose come facevi quando eri piccola, con certe forbici troppo lunghe, che ti sfuggivano di mano e ti veniva da piangere, perché, per sbaglio, avevi quasi staccato la testa della tua figurina preferita.
Invece la notte non sbaglia.
Le case si stagliano nitide sull'orlo lucido delle strade. I campi svettano di ombre dai contorni netti. Le macchine attraversano la quiete come saette: rapide oppure stanche; ma non c'entrano, con la notte. La notte sta per conto suo, come un pittore, e guarda quello che le è riuscito di fare, soddisfatta: ritagliare il mondo, che è così confuso, non è una cosa da tutti.
Prenditi la notte, camminaci dentro, lascia che l'ordine che la notte ha disegnato sul mondo ti entri dentro e ti appartenga e ti consoli, perché per godersi il disordine, che è quello che ci tiene vivi, bisogna sapere che l'ordine c'è, è a portata di mano, e si può guardarlo e toccarlo e starci dentro. E che la notte ce lo regala, finché non urla una sirena, come una cimosa sulla lavagna nera, e di colpo il disegno si sfarina e torna l'inquietudine, di notte.
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