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La luna sta appesa sopra le strade. Su tutte le strade. È strano: sta appesa lì, come un cartello. Tu guidi o sei seduta accanto a qualcuno che ti porta chissà dove, o passeggi, o parli o litighi o rifletti; e poi alzi la testa e tac! La luna eccola lì, appesa come una ghigliottina, come un burattino, come un quadro di Magritte.
Ferma.
E invece si muove. Non conta che ci muoviamo noi, è lei che, a guardarla, cammina da sé. Ferma. Sempre ferma. Ma arriva dove vuole andare. Tranquilla.
Impara dalla luna.
Impara quella calma, quella dolcezza, il modo luminoso di muoversi restando ferma.
Il tempo è una cosa strana, va dove vogliamo noi: va alla velocità che vogliamo noi. Il tempo ci sta dentro le mani e possiamo farne quello che ci pare.
Prova.
Sentilo, il tempo, sentilo tra le dita, senti il suo respiro. E ferma le gambe e la testa, bloccale, falle andare piano. Cammina piano, guida piano, pedala piano. Lascia che il tempo ti scorra addosso come una brezza leggera, un rivolo di acqua trasparente. E il tempo ti ripaga, sta lì, con te, tranquillo; non corre, non si muove, non va via. E ti succede di fare le cose che devi fare, tutte, ma senza angoscia, senza rovelli; e di arrivare quando devi arrivare, eppure non hai corso; e di guardare le cose, mentre cammini, e le persone e le vetrine e il verde dei campi e di sentire e di respirare. E attraversi la giornata con il tempo che ti sta in tasca, tranquillo, senza fretta. E si è come allargato, il tempo, disteso: è il tuo tempo.
È la tua vita.
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