Le prime pagine
Ho detto alla mamma che quel costume non me lo mettevo.
No, proprio no, con quella specie di gonnellino che sale sempre su e bisogna aggiustarselo in continuazione, sennò si vede l'attaccatura delle cosce, e non é una bella cosa. Però adesso mi sentirei meglio, se ce l'avessi. Questo costume nero mi fa sentire talmente vecchia. Ha perfino le maniche. Corte, ma ci sono.
La ragazza seduta al tavolino davanti al bar è bellissima. Ha una gonna larga, di un color arancio che spezza gli occhi. Sulla gonna ci sono disegnati, no, forse ricamati, come dei pesci, delle righe nere larghe, dei pallini. Mi fa venire in mente i pesci di Picasso. Madre Marchetti sarebbe contenta, se sapesse che ancora mi ricordo qualcosa dei pesci di Picasso, non era vero che non stavo mai attenta e pensavo solo ai vestiti.
La ragazza seduta al tavolino del bar ha anche dei sandali. Neri. Infradito. Il laccetto sale fino alla caviglia, lei l'ha girato due o tre volte, a fare come un segno nero che dice «Guardami». Lo so perché, con la scusa della granita, sono passata due volte davanti al tavolino: la prima per prenderla, la seconda per portarla sotto la nostra tenda; anche se Vito ha detto, tutto cerimonioso, «Ma signorina Berti, cosa fa». Io l'ho fatto lo stesso.
Passando, ho guardato anche i due ragazzi. Uno beveva un liquido rosso vivo, da un bicchiere alto, di vetro. Per questo, il viso non l'ho visto bene.
L'altro stava tutto chinato sul tavolino, come se volesse toccare la ragazza con la gonna arancione. Di profilo sembrava un uccello, un naso grosso, lungo, leggermente ricurvo. Come un becco. Ma forse era la posizione, la luce. Magari non ce l'ha, il naso a becco. Ho visto la maglietta bianca, i peli delle gambe nude, anche le scarpe: espadrilles. Le portava infilate di punta, con il tallone che schiaccia la parte dietro, a ciabatta, direbbe la mamma. Lei non vorrebbe che io portassi le espadrilles così e comunque io non ho espadrilles, e neanche sandali infradito che si allacciano alla caviglia, se è per questo. Forse me li compro. Papà ha detto che, per questa estate, possiamo fare anche spese pazze.
Sentivo la tela della sdraio che mi grattava la schiena, questo bruttissimo costume ha lo scollo dietro, la sabbia mi graffiava il collo e anche le spalle. Ho capito che si era attaccata la sabbia alla crema da sole, era come una grattugia.
Mi sono dovuta alzare.
Ecco, alzarsi, su questa spiaggia color oro chiaro, in mezzo a queste tende con il telone verde che sembrano scatole in fila, non è una cosa facile e mi tremavano un po' le gambe. Pensavo: adesso mi guardano tutti. Ma poi mi sono accorta che non mi guardava nessuno. Ho scosso via la sabbia con la mano destra e intanto cercavo di avere un contegno, almeno di tenere la schiena diritta. I capelli mi sono andati sugli occhi, si sono appiccicati alla crema che mi ero messa sul viso.
La ragazza che stava distesa sul lettino alla tenda accanto alla nostra ha girato la testa. Ha socchiuso gli occhi, come se il rumore che avevo fatto, alzarmi e poi la stoffa della sdraio che è ricaduta giù con un plof e poi il grattare della sabbia e il mio respiro, l'avessero disturbata molto. Mi ha guardato.