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Antonella Boralevi, Con gli occhi delle donne

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Nel cuore di Diego

La hall del "Cala di Volpe", cioè l'albergo più elegante della Costa Smeralda, era piena di signore e signori in divisa per la cena: le signore con ogni spacco possibile, i signori con la camicia bianca (gli ultimi due bottoni, sul colletto, lasciati aperti) e la giacca blu leggera e la faccia attenta a come doveva essere, cioè distante ma soddisfatta, perfetta fotografia del loro conto in banca; e c'erano bambini in Lacoste rossa e bambine vestite di azzurro e camerieri che giravano con il vassoio dei cocktail e barche che dondolavano davanti alla spiaggia, troppo grosse per attraccare.
Diego della Valle è arrivato e aveva una camicia di jeans, portata fuori dai pantaloni, il suo bambino per mano, le scarpe Tod's di ordinanza e l'aria di un tizio tranquillo che va a comprare il gelato al figlio, e ci si diverte.
Eravamo un piccolo gruppo e ci siamo messi a parlare come se fossimo stati sulla piazza di un paese: tranquilli. Diego ha detto: "Voglio farti conoscere mio padre". Mi ha portato da un signore neanche tanto vecchio, con un bel viso sereno, da persona perbene, che stava seduto accanto alla moglie e guardava il giro di gente affannata che gli si muoveva intorno con una placida curiosità, come uno spettacolo. "È da tanto che conosce Diego?" mi ha chiesto. E, senza aspettare che rispondessi, mi ha raccontato com'è questo figlio, così bravo, e quante soddisfazioni gli ha dato; ed era orgoglioso e fiero e contento di poterne parlare. Allora io mi sono ricordata che Diego mi ha detto moltissime volte che tutto il successo dell'azienda, tutte le cose che ci sono adesso, dipendono dal primo gran lavoro fatto benissimo da suo padre; e l'ho detto al vecchio signore, che si è schernito e ha ripetuto: "No, non è vero, è Diego che ha fatto tutto", ma si vedeva che era contento. Io ho girato la testa, guardato verso Diego; e l'ho visto imbarazzato e attento e come proteso verso suo padre, verso quella stima, quell'affetto, quella fiducia; e aveva il viso di un ragazzino. E allora ho capito perché ha fatto tutto quello che ha fatto e perché continua a lavorare come un pazzo, anche se potrebbe permettersi di lavorare un po' meno; e la forza di quel legame, un padre e un figlio, il figlio per il padre e il padre per il figlio, mi sembrava di poterla toccare, come in una vecchia casa di gente tranquilla e seria, di campagna.

 


   
 
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