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Antonella Boralevi, Con gli occhi delle donne

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Il telefonino di Raul Bova

Confusione e rumore e facce; e tutti, quasi, preoccupati di farsi vedere, di essere fotografati, di salutare con quei "Ciao" finti, che fanno rabbrividire. E schioccare di baci, quando i baci veri non schioccano mai. E pizzi e spacchi e scolli e décolletés e camicie bianche sudate sotto la giacca dello smoking, messo l'ultima volta l'anno scorso, nello stesso posto.
Tutto finto, vano, artefatto, costruito.
Scenette come di un film dei Vanzina: ticchettare infinito di sandali con il tacco esagerato, ondeggiare preoccupato di sederi fasciati come neonati; e luccicare di gioielli in prestito, presi mettendo una firma. Vestiti anche, in prestito, e alcuni non saranno mai restituiti. E lifting e botulino e lampada e palestra e tai chi chuan e aerobica e biodanza, e sguardi di sbieco, come di spia, sul chirurgo altrui.
E, in mezzo a questo teatrino, due.
Due ragazzi che si tenevano per mano. Senza trucco lei; lui bello, ma neanche tanto, con la barba un po' lunga . Attraversavano il salone come pesci, rapidi, veloci e lontani. Strani.
Gli altri li guardavano, per un momento. E poi tornavano alla loro recita. Quei due erano differenti. Di ingombro.
Io mi sono girata, ho detto: "Scusi". Non conoscevo Raul Bova, invece avevo parlato molte volte con il suo agente, per averlo a discutere a "Film Dossier" di argomenti che mi sembravano pertinenti; senza nessun esito, naturalmente, perché gli agenti tendono a ignorare chi non considera l'intervista una prestazione professionale (cioè chi non la paga). E poi: "Bova è impegnatissimo", mi avevano detto. Mi è passato accanto, una persona di carne in mezzo a tante inutili figurine e ho detto: "Scusi".
Era con la sua ragazza, che poi ha sposato; lei mi conosceva e allora ci siamo messi a parlare come se fossimo stati amici e abbiamo passato una serata normale in quel posto anomalo. E alla fine ci siamo scambiati il numero di telefono. Lui mi ha dato il suo e io il mio. Ci siamo salutati.
Dopo un po' di giorni ho telefonato a quel numero per un'intervista. Mi ha risposto Chiara. Io ci sono rimasta un po' male, ho detto: "Ah, cercavo Raul, senza l'agente di mezzo". E lei mi ha detto: "Guarda che è il numero giusto" e me lo ha passato.
"Abbiamo soltanto un telefonino, tanto stiamo sempre insieme", mi ha spiegato lui.

 


   
 
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