Home > I miei ritratti
Antonella Boralevi, Con gli occhi delle donne

coccole
segreti

« prec. succ. »


durukos.com
fonte:
durukos.com
Sono stata sulla barca da 110 milioni al giorno

Era agosto e in rada c'era una nave che sembrava deserta. Una nave, non una "barca". Intorno si affollava una miriade di barchini, barconi, barchette, motoscafi, panfili, yachts: come formichine, o anche come lillipuziani intorno a Gulliver addormentato. Il nome della "barca", scritto sulla fiancata, era "Savarona" e c'era una mezzaluna sul fumaiolo.
Il "Savarona" è noto nei porti come "la barca di Atatürk". Era, infatti, la nave su cui il padrone della Turchia passava le vacanze, con il suo seguito di nani e ballerine, come si dice da noi. Finito Atatürk, lo Stato turco si è acquisito la nave e adesso la affitta per farci un sano profitto. La affitta all'equivalente di centodieci milioni di lire al giorno.
Centodieci milioni.
Ero curiosa, sinceramente.
Così, quando un amico mi ha invitato ad andare con lui a bordo, ho detto di sì, immediatamente.
Siamo arrivati sotto bordo con la nostra barca, è stata calata una scaletta identica a quella delle navi da crociera e siamo saliti.
L'aveva in affitto per le vacanze un americano alto come una torre e molto sicuro delle sue idee e del suo business. Aveva da poco comprato una celeberrima griffe di gioielli basata a Londra. Sulla "barca" c'erano lui, la moglie, due bambini, una spaurita baby sitter e un inglese con un sorriso da napoletano, banchiere, insieme a una fidanzata timorosa di perderlo.
Naturalmente, ci ha fatto subito visitare la nave. Un posto molto triste. Grandi saloni con infinite poltrone rivestite di finto damasco, un negozio di parrucchiere, un negozio di souvenir, un negozio di costumi da bagno e saponette (chiusi, perché li aprono quando la nave fa crociere normali con settanta passeggeri). Ascensori e specchi e statue di Atatürk in tutte le posizioni. Per piscina, una piscinetta di plastica messa sul ponte più alto, esattamente uguale a quelle che a Rimini si mettono sotto l'ombrellone per far giocare i bambini. Per mangiare, tre tavoloni tondi da quindici, vuoti e squallidi. Fiori finti nei vasi. Marinai impeccabili innervositi dal fare nulla. Una camera da letto piccola piccola, soffocata di ulteriore damasco e camere per ospiti che in realtà sono cabine uguali identiche a quelle delle navi che fanno la crociera sul Nilo, con il numero sulla porta e il bancone del portiere per le chiavi.
La moglie mi ha detto che i bambini si perdevano nei corridoi e la baby sitter anche; e anche lei, certe volte. Che faceva venire il parrucchiere, quando dava le feste, ma a suo marito le feste non piacevano molto. Che per fare il bagno c'erano i tender, che non erano tender, li ho visti, ma scialuppe con quattro file di sedili di plastica, appunto perfetti per sbarcare i croceristi.
L'unica stanza che veramente valeva la pena era il bagno turco: un perfetto, enorme bagno turco che sarebbe potuto essere a Istanbul.
La nave tutta vuota, piena di una ottantina di marinai che non sapevano cosa fare, le enormi cucine deserte, le distese di tavoloni e poltrone e negozi mi sono sembrati straordinariamente deprimenti e non ho invidiato neanche per un minuto i sette passeggeri che erano costretti a starci.