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fonte: mondadori.com
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Mentana dal vero
Una spiaggia, in Sardegna. Enrico Mentana era già Enrico Mentana, ma non miliardario come adesso. Però cattivissimo. Una capacità di sparare battute, tutte precise come proiettili della Cia e tutte originali, cioè sue. Enrico non è il genere Chiambretti, che va nei talk show e, durante le pause della pubblicità, tira fuori un foglietto dalla tasca, legge quello che gli hanno scritto i suoi autori e poi recita appena si ricomincia.
Enrico è feroce come Woody Allen e sarcastico: esatto. Vede e dice. Inchioda. In proprio.
Un sacco di gente ha paura delle conversazioni con Mentana, perché è molto facile uscirne con le ossa rotte anche se si è mediamente intelligenti e spropositatamente furbi e molto rapidi; "quick", come dicono gli americani. Lui arriva sempre prima e tu resti lì come uno scemo, a pensare a quello che puoi dire; ma Mentana se n'è già andato.
Naturalmente, era così anche su quella spiaggia, mentre passeggiavamo. Riconosco che ero abbastanza sicura di vedere girare le rotelline del suo cervello: una battuta dopo l'altra; e io lì come una scema.
E poi mi sono accorta di una cosa.
Stranissima.
A un certo punto, Enrico aveva cambiato l'oggetto delle sue battute. Non più persone, politica, fatti, scemenze che io avevo appena detto. Parlava d'altro. Si prendeva in giro. Era cattivissimo. Perfido. Parlava di Mentana e lo prendeva in giro. Si prendeva in giro con la stessa lucente brillantezza con cui inchiodava tutti gli altri.
E allora ho capito perché gli riescono le cose impossibili: perché è l'unico uomo di successo certo che conosco che, sopra il suo successo, ci ride davvero, pagliaccio di se stesso e irresistibile.
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