 |

|
Bruno Vespa
Cortina, albergo Savoia. Uno di quegli alberghi che hanno dentro i muri, nel velluto dei divani, nella faccia del concierge, lo spirito del tempo come era: diciamo fermo nei gloriosi Sessanta, quando Cortina era il posto dove si andava in pochi e molto ricchi e quelli mezzi ricchi scendevano al Savoia invece che in villa (la loro).
Tutto identico, perfino i tavolini del ristorante, le sedie, le tovaglie, i servizi di porcellana spessa e bianca come non si usa più.
Brusio nella sala, facce che si girano: è entrato Bruno Vespa. Bruno Vespa è uno che interessa alla gente: lo guardano, se lo indicano; qualcuno raddrizza le spalle, soddisfatto di aver scelto l'albergo giusto. Vespa si siede a un tavolo e guarda verso la porta: aspetta, palesemente, qualcuno.
La gente dell'albergo è molto, molto interessata. Sarà il ministro Tremonti? Sarà il ministro Bersani? Sarà Cossiga? Un potente, di certo. Magari due. Da Vespa ci vanno tutti. E poi Vespa scrive quei libri che sembra di esserci, a Palazzo Chigi, nella riunione del G8, nella saletta riservata del Ministero. La gente dell'albergo Savoia è veramente molto, molto interessata. Vespa guarda impaziente verso la porta.
Se Vespa è impaziente, pensa la gente dell'albergo Savoia, il piatto è molto ricco, molto.
E finalmente la porta della Sala colazione dell'autorevole, severo albergo Savoia si apre ed entrano due ragazzi vestiti come tutti i ragazzi e vanno senza correre verso il tavolo di Vespa e si mettono a sedere: e parlano.
Sono i potentissimi figli di Vespa, che il papà se lo rigirano come vogliono, almeno a Cortina, almeno in passeggiata sui monti. E bisogna vederlo, Bruno Vespa, come ride, tutto contento, soddisfatto dei suoi bei ragazzi che forse, da grandi, magari diventano perfino più autorevoli di lui.
|
|