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Hillary Clinton, in confidenza...
Hillary Clinton è molto meglio di quello che sembra. Ai giornalisti
non è mai stata molto simpatica e dunque la raccontano come una
specie di mastino napoletano, anche ladra (l'affare Whitewater, e poi i
250.000 dollari di regali portati a casa a New York dopo il trasloco dalla
Casa Bianca, e altro). I conoscenti dicono che è una donna durissima,
ostile, che tratta il mondo con alterigia e disprezzo dall'alto della sua
indubbia intelligenza. I nemici sostengono che per il potere farebbe qualunque
cosa (e infatti non ha sciolto la società con Bill, dicono, neanche
quando qualunque altra moglie l'avrebbe fatto).
La sua segretaria si chiama Melanie: è una signora grassoccia
e molto pacifica, e sta sempre un passo dietro a lei, con un taccuino in
mano (non un'agendina elettronica, che sarebbe molto più moderno
e powerful).
Questa cosa - la segretaria che sembra una massaia dell'Oregon che
ha appena girato il sugo - mi ha colpito. Pensavo che lo staff di power-Hillary
fosse moderno e agguerrito e abbigliato con tailleur corazzati. Qualcuno
di questo genere tra le sue collaboratrici sospetto che ci sia. Ma la sua
segretaria, cioè la persona con cui lei passa più tempo,
è una specie di vicemamma, una tata; solida e protettiva. Strano.
Ho conosciuto Hillary a Firenze quando era la first lady e abbiamo
fatto amicizia. Abbiamo parlato di case e di figli che vogliono andare
a studiare all'estero e di borse fatte a mano e anche della questione delle
donne islamiche e dell'Aids. Mi ha invitato alla Casa Bianca e ad andare
a sentire il suo discorso sull'Aids alle Nazioni Unite. Chiacchieravamo
come se ci fossimo sempre conosciute e lei non era per nulla arrogante,
né supponente, né antipatica. Ha occhi molto trasparenti,
una pelle bellissima. Ride con grazia. Eravamo in una vecchia casa, davanti
alle colline. Imbruniva e c'era nell'aria una vibrazione di perfetta serenità.
"Sai," mi ha detto, "mi piacerebbe mollare tutto, ogni tanto." Poi, naturalmente,
ha indossato il suo sorriso da combattimento ed è entrata nella
stanza dove la aspettavano i primi ministri.
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