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La contessa e il cameriere
Casa Marzotto (di Marta) è quello che le nonne avrebbero detto "un porto di mare": ci passano tutti, dai ministri ai fioristi alle ricamatrici alle amiche alle aspiranti amiche ai gioiellieri ai miliardari agli stilisti ai giornalisti. E tutti, proprio tutti, vogliono parlare solo con la contessa.
La contessa, di solito, se non è in giro in Oriente a comprare pietre per i gioielli opulenti che disegna e che dovrebbe vendere e che poi spesso regala (perché è generosa come nessuno mai, basta dirle "bello" e lei si sfila l'anello, il bracciale, la collana e te lo dà con affetto vero), sta nel suo letto a ricevere telefonate (anche cinquanta in un'ora); su tre telefoni, mi pare.
Potrebbe diventare pazza, se non fosse Marta Marzotto (cioè "una forza della natura"); e se non avesse Suffi.
Suffi è un cameriere di etnia incerta (direi Sri Lanka) che sta con la "contesa", come la chiama lui (e non sa quanto è nel giusto), da almeno venticinque anni. È il vigile del popolo di Marta: scandicse i tempi, gli accessi, i permessi; prende messaggi e decide se riferirli; riconosce i seccatori e gli ammiratori e i delatori e i devoti, e non si sbaglia. Ha sempre, ovviamente, un'aria seccata e affaticata. È una muraglia insuperabile, se vuole.
Suffi invecchia e Marta resta ragazza.
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