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Cosa ho scoperto nel frigo di Benigni
Adesso, Roberto ogni tanto gira in Rolls. Ha una bella casa in un bellissimo
posto e un po' meno capelli di quando ci siamo conosciuti. È una
superstar e se lo merita.
Quando ci siamo conosciuti era una star e basta e stava al Testaccio.
I romani dicono che il Testaccio è un quartiere popolare. Allora,
erano almeno quindici anni fa, era un posto dove poteva succedere di andare
in un bar e vedersi crollare davanti un ragazzo in overdose. Non mi aveva
dato nessuna indicazione: "Tanto mi trovi". Insomma, un palazzo che in
confronto un labirinto è uno scherzo: decine di scale, decine di
corridoi e corridoietti e false porte; e nessun nome su nessun campanello.
Alla fine, l'ho trovato. Mi apre la porta e io, come lo vedo, scoppio
a ridere: a me, Roberto fa questo effetto. Poi mi ha fatto anche piangere,
nella scena sublime del balletto con il suo boia in "La vita è bella";
ma questo è un altro discorso.
Mi dice "Entra, entra" e io, sinceramente, sarei entrata volentieri:
ma l'appartamento era completamente intasato di mobili. Per entrare nell'ingresso
bisognava appiattirsi lungo la parete, scavalcare un buffet e un controbuffet,
due o tre sedie. In salotto, il pianoforte era schiacciato contro il muro,
cassettoni, tavoli, poltrone, tutto era appiccicato; i cassetti non si
potevano aprire, gli sportelli neanche. Per muoversi bisognava saltellare
da un mobile all'altro, come scalatori. "È tutta roba che può
servire, no?" ha detto Roberto, tutto soddisfatto. In un angolo, ed era
primavera, c'era un albero di Natale con le lucine accese: "Così
è pronto, eh eh!" ha ridacchiato lui. Io ridevo come una pazza.
Poi mi ha offerto una coca cola. Abbiamo scavalcato qualunque cosa
e siamo arrivati in cucina. Roberto ha aperto il frigorifero e io ho visto
i calzini. Mucchi di calzini, dentro il frigorifero. "Oh, ma che ci fanno
i calzini in frigorifero?" ho detto. E lui, serafico: "Ma per l'odore,
no?"
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