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Aglio, olio e direttore
Si capisce, a vederlo, che il maestro è di quelli che amano la vita. Uno che, certo, dentro alle passioni ci sguazza. Uno che dirige Wagner come un dio tedesco e Verdi come un italiano pieno di fuoco. Ha una moglie molto bella e molto simpatica, Nancy, bionda e alta, una di quelle donne che, a ventanni, probabilmente facevano girare tutto il teatro. Se la tiene stretta, sempre per mano, appena può.
Gli piace molto Firenze e spesso prende in affitto la casa di un mio amico, in collina. Sta lì, prova, suona il pianoforte; è certamente un uomo sereno. Azzardo: felice.
Io sono molto curiosa della felicità. Muoio dalla voglia di capire come si fa ad accorgersene, perché è assodato che a tutti tocca, in qualche modo, da qualche parte, uno scampolo di felicità. Però non tutti, è altrettanto chiaro, sono capaci di accorgersi di quando l'ala della gioia sfiora loro la testa.
E allora, ho studiato Zubin.
Sì, l'ho studiato.
Dicono che i direttori d'orchestra sono dei privilegiati, quelli grandi; dicono che vivono una vita piena di gratificazioni, che li premiano, insieme, la musica e gli applausi; dicono che vivono tutti moltissimo, perché sanno vivere. Ma Zubin, Zubin è speciale. Zubin è felice davvero. È felice quando dirige e anche quando sta seduto davanti a un tramonto e anche quando cammina per una strada antica piena di orribili cassonetti. Zubin sa guardare. Guarda.
Una volta, eravamo in un caffè e c'era Nancy e c'erano altri amici. Il caffè è davanti a Palazzo Vecchio, si chiama "Rivoire". La cioccolata di "Rivoire" è un capolavoro assoluto. Bene, sapete cosa ha fatto Zubin? Ha ordinato la sua cioccolata e poi, zac, velocissimo, ha tirato fuori dalla tasca un astuccetto, forse una scatolina, non ricordo bene; qualcosa d'argento, direi. Ha pizzicato con due dita dentro e poi, tac, ha lasciato cadere dentro la tazza qualcosa, misteriosissimo, che aveva preso. Naturalmente, io stavo attentissima a scoprire il segreto della sua felicità della sua capacità di riconoscere la felicità e allora ho visto tutto. Così, dopo, appena c'è stato il momento giusto, mentre gli altri erano distratti , gli ho chiesto che cosa era quello che aveva messo nella cioccolata. E lui mi ha guardato, e con molta tranquillità mi ha detto: "Peperoncino, no?" Mi ha spiegato che lui mette il peperoncino dappertutto, su tutto, che il peperoncino "fa sentire il sapore della vita". E io sono rimasta lì, a pensarci sopra, per un bel po'. Finché non ho più bevuto la cioccolata, perché era diventata fredda.
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