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fonte: harrisonford.com
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Il sedere di Harrison Ford
A vederlo da vicino, purtroppo, Harrison Ford è piuttosto insignificante. Pallidino, incerto (o forse afflitto da un eccesso di attenzione e dunque stremato), con una ignobile maglietta color vomito di cane e occhiali spessi due dita: un ragioniere a tutti gli effetti.
È arrivato in spiaggia caracollando su certe scarpone con la suola a carro armato come portano solo gli americani d'estate; si guardava intorno con un misto di terrore e stupore. Pareva paracadutato da un aereo in picchiata, invece che sbarcato dalla cosa più simile a una Limousine che il suo staff aveva trovato in Toscana.
Era il tramonto, e deve avergli fatto un certo effetto. Si copriva il viso con la mano tesa, come se gli desse noia il riflesso arancione del sole sull'acqua. Ma forse era per non farsi vedere.
Io mi sono alzata con aria indifferente dal lettino dove poltrivo (non ho fatto fatica a mostrarmi indifferente, perché non l'avevo neanche riconosciuto) e ho salutato gli amici che erano arrivati con lui dalla campagna. Me l'hanno presentato e ho detto le solite cose vaghissime: "Quando sei arrivato, quanto resti, ti piace la Toscana?" Ero piuttosto delusa, effettivamente.
La conversazione è andata avanti per un po', in questo modo inutile; e poi ci siamo alzati per andare a cena. Si cenava in spiaggia, con i piedi nella sabbia umida: quattro tavolini a pochi metri dal mare. Tre vuoti, e il nostro. Mi hanno fatto sedere accanto a lui e abbiamo cominciato a parlare delle cose da vedere a Lucca, gli ho raccontato di Ilaria del Carretto, lui mi ha detto che gli dispiaceva non essere innamorato; stava, all'epoca, ancora con la moglie che da poco ha lasciato, con gran sperpero di milioni di dollari: chissà se l'aveva detto anche a lei, di già.
E poi, di colpo, è successo qualcosa.
Parlavamo, bevevamo vino bianco, mangiavamo insalatina di radicchio e tagliata e, all'improvviso, invece che seduti a un piccolo tavolo di un minuscolo ristorante, ci siamo ritrovati al centro dell'arena di un circo: decine e decine di persone intorno, molte armate di macchina fotografica, e dita puntate, sussurri, richieste, anche divertenti, devo dire, tipo: "Girati, Harrison, fammi vedere il sedere". Una cosa pazzesca. Diciamo: effetto formiche su mollica di pane. Io l'ho guardato, terrorizzata, e l'ho visto, di colpo, diventato un altro: bello, effettivamente; diritto sulla schiena. Con un sorriso irresistibile, lo sguardo identico a quello che ha nei film, tenero e protettivo ma anche affidabile e coraggioso e onesto: perfetto. Sono rimasta a bocca aperta, letteralmente. Lui, che è intelligente, deve essersene accorto, perché mi ha dedicato un fuggevole sorrisetto insulso del vecchio tipo e mi ha sussurrato all'orecchio: "Ecco i miei clienti". Dopodiché, si è messo con diligenza a firmare autografi e stringere mani e baciare ragazze e signore e nonne; e la fila delle questuanti si ingrossava sempre di più e lui sorrideva sempre di più. E, a un certo punto, davanti alla tagliata che era diventata di marmo, io ho pensato che l'avessero imbalsamato.
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