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Scaccia che ti passa
Ho ritrovato, a cena, Franco Zeffirelli. La solita allure, gli occhi esageratamente trasparenti e quella faccia da puttino dei Della Robbia che è un insulto al tempo che passa. Suo padre era un gentiluomo inglese, credo, molto innamorato della sua mamma, che era una sartina, di quelle "con le mani d'oro"; non la poteva sposare, perché era già sposato. Il cognome, questo cognome così strano, un cognome da teatro, come una premonizione, se lo inventò questa mamma giovane e bellissima quando andò, da sola, a registrare all'anagrafe il suo puttino. Le piacevano il teatro e le poesie. "Zeffirino, Zefiro... Zeffirelli! Ti pare?" Ride. È uno che si arrabbia, che dice quello che gli pare, che si prende querele oppure le dà; ma ride in un modo ingenuo, da bambino, e agli amici dà vero affetto.
Da Sotheby's, mercoledì 21 marzo, vanno in asta curiosità, arredi di scena, collezioni "sommerse", come le chiama lui: le molliche di pane della sua vita speciale. A ciascuna è rimasta attaccata un'emozione.
"Ti
ricordi, quella volta a Londra... " mi ha detto mentre mi abbracciava. Poi qualcuno è arrivato nel nostro piccolo cerchio. Si è messo a chiacchierare di qualcosa. Ha detto qualcosa. Non proprio una cosa sgradevole, ma qualcosa su quello che sarebbe potuto accadere a Franco. Lui non ha fatto una piega. Lo ha lasciato dire. Poi quella persona se n'è andata. E Zeffirelli ha infilato la mano in tasca, ha tirato fuori una specie di sonaglio ricamato, bianco e rosso; e se lo è agitato intorno, come un'aureola. Dlin Dlin.
Io
lo guardavo con un ragionevole stupore: possibile? "Proprio", mi ha detto lui. Mi ha raccontato che è uno scacciamalocchio, che se lo porta sempre dietro, da anni; che glielo ha regalato Milingo. Bisogna farlo suonare tre volte e ha sempre effetto. Io ero un po' stupita. "Le cose non sono mica prevedibili come sembra", ha detto lui. E sorrideva come Mercuzio nel suo meraviglioso "Romeo e Giulietta": "Ci sono più cose in cielo e in terra di quante ne sogna la tua filosofia... "
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