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fonte: raisatzoom.com
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Il nido di Claudio Abbado
Claudio Abbado Ò un uomo che ride. Sta tutto dentro la vita, si lascia attraversare dalla emozione in un modo arreso e travolgente, e intriso di una passione che sembra di toccare. Per questo Ò grandissimo, quando dirige, per questo la sua musica respira, Ò di carne, sanguina, scintilla. ¯ colta, coltissima, nasce da uno studio matto e disperatissimo e profondo, uno studio che non finisce mai; ma poi si libra, leggera come aria purissima e, come aria purissima, rigenera e guarisce.
Dicono che abbia un carattere chiuso, che sia un uomo difficile. Non so. Io conosco un uomo che, con allegria, con semplicit¦ - lui che Ò un genio del nostro tempo - mi ha insegnato a aderire alle cose, alle emozioni, a scegliere saggiamente le cose che contano nel caos che, di solito, non ce le mostra; uno che si diverte, sorride spesso, tratta il suo genio come se non ci fosse. Un uomo che Ò fatto di musica, per questo la musica gli si concede con una naturalezza che riserva a pochissimi.
Gli parlavo delle mie ansie, e lui si Ò messo a ridere. Mi ha chiesto se ero mai stata in una certa valle, in Svizzera. Io ho detto che, sË, c'ero stata. "Mi piace quel lago coperto di neve, e la cima delle montagne cosË vicina, la luce cosË aperta della valle" ho detto. Mi ha chiesto se ero mai stata in un paesino, che qui non dir€, perchà gli abbadiani sono talmente tanti che non vorrei che lo seguissero fin lË e disturbassero il suo buen retiro.
La sua casa ha grandi finestre. Lui sta seduto al pianoforte, a studiare, ore e ore; settimane di assoluta solitudine, senza telefono, naturalmente, senza televisione; mentre fuori cade la neve e gli abeti enormi, grandi come quelli delle storie cupe dei fratelli Grimm, dondolano nel vento. Si cucina da solo, non vede nessuno. I messaggi gli arrivano, portati da curiosi personaggi del paese, e solo se sono molto, molto urgenti.
"Le montagne entrano dalle finestre" mi ha detto "e la pace del paesaggio attraversa tutta la stanza, ti allarga i pensieri. Io non potrei fare a meno di quel tempo, di quello spazio, di quel paesaggio. Mi rigenera, ricostruisce quello che si Ò sfilacciato nella fatica della routine. Sto con me stesso, ma non sono solo".
Aveva uno strano sorriso saggio, ma da folletto dei boschi. E io l'ho invidiato, non per il suo genio, che Ò il suo dono per noi; ma per quel modo pacato, tranquillo, allegro di avere a che fare con l'anima, senza darlo a vedere.
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