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La calamita per gli uomini
Ero molto curiosa di lei. Soprattutto perchà era stata il grande amore di Truffaut e Truffaut, che non ho mai conosciuto, Ò un mio amore virtuale. Un amore di testa, perchà non riesco a immaginarmelo in un letto. Avrei voluto starlo a sentire per ore e ore, guardarlo scrivere i suoi appunti, nel caos ordinato della sua scrivania (che ho visto in vari documentari), mettere a posto per lui i ritagli di giornale nel suo enorme archivio di faldoni straripanti; e mi chiedevo come si possa riuscire ad amare qualcun altro dopo che si Ò amato, riamate, uno come Truffaut.
Siamo andate a mangiare insieme in una trattoria di via Santo Spirito. Lei era tranquilla, lenta nei movimenti, come se la pace che aveva dentro si riverberasse tutto intorno a lei. Un viso lungo, strano, un'aria un po' da maschio su un corpo di elastico: forse Ò questo che fa impazzire gli uomini, una specie di richiamo indefinito, di simile con simile.
Mi ha raccontato delle sue tre figlie, avute da tre uomini diversi, e con nessuno lei ha mai vissuto; di come ci gioca, di come ci parla. "Una casa di donne," ha detto, "ti piacerebbe". Abbiamo parlato di tenerezza, di cose da insegnare ai figli, dei fagioli all'uccelletto, delle scarpe di Caovilla, quelle con il serpente di strass che si attorciglia alla caviglia.
Io la guardavo, e cercavo di capire il suo segreto.
Finito di mangiare, siamo uscite e c'era il sole, sul Lungarno. Abbiamo passeggiato dentro la bellezza perfetta di Firenze, e c'era San Miniato inciso nella luce azzurra, con la sua musica di marmi. Lei si godeva tutto. Non le mancava nulla. Non le mancava Truffaut, non le mancava un uomo, il suo uomo, per condividere la bellezza, per godersela.
"Ma tu sai stare da sola, senza un uomo?" ho chiesto, all'improvviso.
Lei si Ò girata, mi ha guardato con quegli occhi liquidi. "Gli uomini sono accessori", ha detto. E io ho capito perchà lei li fa impazzire tutti.
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